Michele Torpedine é un grande manager

Michele Torpedine è un personaggio sconosciuto ai più, ma molto noto nell’ambito del management internazionale. I suoi artisti hanno venduto 80 milioni di dischi nel mondo. Nessun italiano ha questo record e, col mercato attuale, nessuno potrà superarlo.
Ha scritto un libro micidiale, per sintesi, precisione e racconto dei fatti. L’introduzione di “Ricomincio dai tre” è alquanto crudo riguardo il mondo della musica:
“GRAZIE è una parola che l’artista non conosce quasi mai. Andrea Bocelli cantava in un piano-bar per 160.000 lire (80€) a sera – io l’ho portato a guadagnare 4 milioni e mezzo di dollari (4 milioni di €) per un’ora di concerto al casinò di Bellagio a Las Vegas. Zucchero era un cantante al capolinea prima ancora di cominciare, la Polygram stava per mollarlo e le banche stavano per togliergli la casa che non aveva i soldi per pagare – io l’ho portato a vendere con un solo disco un milione e duecentomila copie. Giorgia cantava una manciata di canzoni nei locali di Roma dove tutti andavano a sentire il gruppo di suo padre e nessuno pensava di darle una chance – con me ha vinto Sanremo ed è diventata una stella. Nessuno di loro si è mai sentito in dovere di ringraziarmi. Forse all’inizio, quando ti giurano amore eterno; ma dopo che sono diventati artisti di successo dimenticano sempre i giuramenti; soprattutto, dimenticano da dove sono venuti. Forse si tratta di una scelta, mi dico a volte per non starci male: la scelta di eliminare chi sa tutto di loro, di allontanarsi da chi ha visto che il re è nudo, a volte.”

Michele ammette poi di avere un brutto carattere e di non essere diplomatico, ma diretto. Poi sintetizza il tutto con una frase: il manager è quella persona che all’inizio fa guadagnare all’artista l’80% e poi diventa quello che gli ruba il 20%.
Michele Torpedine inizia come batterista e suona persino col suo gruppo prima di Jimi Hendrix al Palasport di Bologna nel 1968. Poi inizia la carriera di manager con Willy David, che gli affida Gino Paoli e Pino Daniele. Essendo venuto a mancare il batterista di Paoli in un concerto, torna alla batteria. Poi si inventa con Bruno Sconocchia il tour Vanoni-Paoli che è un boom e gli frutta i primi soldi. Incontra Zucchero e gli presta 30 milioni per salvargli la casa che le banche stanno per portargli via. Chiede a Paoli una canzone per accreditare Zucchero. Così nasce il duetto “Come il sole all’improvviso”, a cui fa seguito l’album “Blues”.
Il rapporto con la moglie in crisi, porta Zucchero a scrivere “Miserere”. Torpedine a questo punto ha un obiettivo: portare Luciano Pavarotti a duettare nella parte lirica con Zucchero. Per questo, nel provino da portare al Maestro, fa cantare uno sconosciuto Andrea Bocelli. Quando fa ascoltare il brano a Pavarotti, Luciano dice che Bocelli è bravissimo. Nasce quindi non solo il binomio Zucchero-Pavarotti, ma anche il Pavarotti & Friends e la carriera di Bocelli, dopo aver convinto Zucchero a portarlo in tour, dove lo vede Caterina Caselli e gli firma un contratto discografico.
Ottiene che Miles Davis suoni la tromba in un brano di Zucchero e crea collaborazioni con Joe Cocker, Clarence Clemmons, Paul Young, Eric Clapton…
Nel frattempo, con l’amico Tony Renis e un avvocato americano, porta Bocelli due volte alla Casa Bianca e il boom nel mondo di Andrea è unico nella storia della musica italiana.
Per divertimento, torna a suonare la batteria nel gruppo Adelmo e i suoi Sorapis, creato tra amici: Zucchero, Dodi Battaglia, Fio Zanotti, Maurizio Vandelli, Umbi Maggi e appunto Michele Torpedine.
Rimane colpito da una ragazzina, Giorgia, che canta in un locale romano insieme al padre nel gruppo Vorrei La Pelle Nera. La porta a vincere Sanremo, ma la sera stessa Giorgia si stacca da lui.
Scopre anche un giovanissimo Biagio Antonacci, aiuta Cristiano De André a cercare la propria identità, collabora con Luca Carboni e Gianna Nannini.
Poi si ritrova da solo. Deluso e amareggiato. Ma una sera, guardando la TV con il volume azzerato, vede tre ragazzini. Colpito dall’immagine, alza il volume e scopre che cantano benissimo. Nasce il progetto del Volo che porta questo gruppo ad un successo mondiale che nessuno avrebbe mai immaginato.
Perché Michele ha scritto questo libro? Forse perché stanco di dover replicare ad artisti che raccontavano avvenimenti che lo riguardavano distorcendoli o inventandone parti, forse per chiudere il capitolo del passato e “volare” di nuovo molto alto, ma soprattutto per raccontare che chi si occupa di persone che salgono su un palco è anche lui un artista a cui non basta solo il denaro della percentuale che incassa, ma vorrebbe anche una gratificazione.
Un “grazie” mai detto è peggio di un “vaffanculo”.