Grandi Orchestre Spettacolo in playback

Il ballo liscio è il cardine imprescindibile, l’elemento senza cui una sagra non sarebbe una sagra, il necessario e richiestissimo suggello.

D’altra parte nel liscio siamo i maestri e il proliferare di scuole di ballo, utile passatempo per tanti “diversamente giovani” nelle serate invernali, ha rinvigorito questa passione nazionale creando nuovi eserciti di adepti pronti a tutto pur di non perdere un appuntamento in cui mettere a frutto gli insegnamenti ricevuti. Il liscio d’altronde è divertente, piacevole, salutare e ballarlo in coppia fa bene alla coppia stessa riaccendendo vecchie passioni e sintonie.

Peccato però che le orchestre spettacolo, più o meno grandi e più o meno blasonate, stiano sempre più cedendo a un demone: il playback.

Di questa cosa, i musicisti spesso si rendono conto, che in moltissime orchestre, alcune parti strumentali (o quasi tutte) non sono suonate dal vivo, ma mandate in onda insieme agli altri strumenti attraverso il mixer.

Il motivo sembra logico: bisognava suonare per tante ore, l’errore ci poteva stare e gli arrangiamenti erano molto complessi. Troppo per orchestre composte da sei, sette elementi al massimo. Per certi pezzi sarebbe servita la fisarmonica, la tromba, il violino, il trombone e certo non si poteva creare mega-orchestre di 12 elementi, perchè poi il guadagno si sarebbe dovuto dividere in troppe persone e sarebbe quindi stato pochissimo.

Ecco quindi che, mantenendo dal vivo i vari strumenti, voci comprese, si facevano delle ‘aggiunte’ (anche nella parti di batteria, per esempio) utili a rafforzare il suono e aiutare i musicisti.

Il fenomeno però è notevolmente peggiorato negli anni e proprio in questi giorni, in vari luoghi, al fianco di alcune orchestre che ancora suonano davvero m’è capitato di vedere situazioni al limite del grottesco.

Il playback per alcuni non è più un elemento secondario e ‘di rinforzo’, ma un cardine pressochè totale. Non è più nascosto con furbizia in modo da risultare inudibile agli orecchi meno attenti, ma appare palese anche a quelli che di musica si intendono poco tant’è che il dirsi ‘ma sono in playback…’ è abitudine diffusa fra i presenti, che però poi fortunatamente ballano lo stesso.

Addirittura posso giurare che ho visto un’orchestra che non suonava nemmeno una nota: i musicisti facevano palesemente finta (si vedeva dai movimenti), si sentivano linee di basso molto complesse ma non c’era un bassista, si sentivano trombe ma non c’era un trombettista, c’era una fisarmonica in terzine e sestine ma il fisarmonicista muoveva appena le dita e addirittura le voci erano anch’esse pre-registrate, con effetti di missaggio (cori e contro-cori) smaccatamente anni 80 e assolutamente impossibili da produrre dal vivo.

Insomma: sul palco erano tutti belli (uomini muscolosi e infighettati, donne avvenenti e procaci) ma l’unica cosa accesa era il microfono del leader del gruppo, solo per i “grazie” fra un brano e l’altro.

E’ il caso, forse, di porre un freno a questa deriva. Perchè va bene la stanchezza e la massacrante vita del musicista, ma un po’ di rispetto per chi ascolta ci vorrebbe. Visto anche che poi ci si fa pagare…e a quel punto se tanto si deve ballare ascoltando un disco, allora possiamo fare a meno della costosa orchestra.